La dieta mediterranea
| Ultima modifica : 2004-12-13 20:26:38 (10196 leggi)
| Le problematiche nutritive. Come nutrirsi correttamente? Negli ultimi decenni, in occidente, la varietà e la quantità di cibo ha pressoché annullato le carenze nutritive, che in altri periodi storici sono state cause di numerose malattie.
 Tutto questo ha però generato un aumento esponenziale delle patologie nutritive. Patologie causate dalla tendenza di nutrirsi più del necessario, in maniera disordinata e squilibrata. Come controllare questa tendenza? Come nutrirsi correttamente | Le patologie nutritive e ritmi di vita moderna Le società post industriali odierne sono basate su un grande dinamismo e sulla contrazione del tempo e dello spazio. La moderna organizzazione del lavoro riduce al minimo la pausa assegnata per il consumo del pranzo Il lavoro svolto, lontano da casa, in prevalenza in attività terziarie, aumenta la sedentarietà. Trionfa molto spesso per necessità il modello "Fast Food", il mordi e fuggi nutritivo imposto da ritmi di vita frenetici, con buona pace del mangiar sano, e dell' idea di convivialità della nostra tradizione. | | Le ricerche di Keys sui diversi regimi alimentari Vent'anni fa il Senato degli Stati Uniti definiva l'alimentazione tradizionale mediterranea a base di pasta, verdura, frutta, pesce e olio d'oliva "il modo più sano di mangiare" . Questa conclusione era maturata al seguito degli studi condotti da Ancel Keys della Università del Minnesota fin dagli anni 40. Le ricerche, furono condotte mettendo a confronto un campione di popolazione di sette paesi: Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda. | La popolazione delle società opulente, anche se in generale, hanno visto aumentare le loro aspettative di vita, sono colpite da nuove malattie. La tendenza a mangiare più del necessario, spesso accompagnata da notevoli squilibri fra i vari componenti della dieta, ha portato molti soggetti ad essere più esposti ad altri gravi rischi, come la maggiore incidenza di obesità, di ipertensione, di arteriosclerosi, di diabete, ecc. E tutto ciò si verifica, paradossalmente, come conseguenza dell'abbandono del regime alimentare della tradizione mediterranea che invece altri paesi ricchi hanno preso a modello di sana alimentazione. | | I risultati rilevavano che nei soggetti della popolazione del bacino mediterraneo, che basavano la loro alimentazione utilizzando in prevalenza olio d'oliva, pane, pasta, ortaggi, frutta, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica risultava molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia o l'Olanda dove il regime alimentare quotidiano include molti grassi saturi (burro, strutto, latte, carne.).Queste conclusioni, avvalorate in seguito da ricerche svolte da altri ricercatori, spinsero in Italia, l'Istituto Nazionale della Nutrizione a rivalutare il nostro antico modello alimentare formulando la definizione "Dieta mediterranea" | Sarebbe poco realistico riproporre oggi il modello nutritivo dei nostri nonni, oberati dal lavoro fisico e dalla fame, con esclusione dei pochi privilegiati, ma anche se le condizioni di vita sono mutate, un ripensamento sugli stili di vita odierni, bisognerà pur farlo, se si vogliono ridurre i rischi legati alle nuove malattie nutrizionali.  
|  | La "dieta mediterranea" Il simbolo, ormai universale della «dieta mediterranea», è l'immagine della piramide, elaborata negli Stati Uniti per divulgare le regole di una più sana alimentazione. Alla base di questa piramide, troviamo i carboidrati complessi: pasta, pane, amidi, patate, alimenti che possono essere consumati tutti i giorni. A livello superiore: frutta, verdura e latte, l'unico alimento animale che può essere consumato quotidianamente. Al vertice della piramide, l'olio di oliva e poi le carni bianche o il pesce (da consumare una o due volte la settimana). Le carni rosse, in cima alla piramide, non dovrebbero essere consumate più di una volta al mese | | I modelli nutritivi di oggi
Sono trascorsi più di vent'anni dalla pubblicazione dei risultati delle ricerche di Keys, nel frattempo le abitudini alimentari degli italiani, come del resto, anche quelli di altri paesi, sono cambiate. Il benessere diffuso, i ritmi di vita frenetici, hanno modificato i modelli nutritivi di gran parte delle popolazioni. del mediterraneo. La dieta dei nostri nonni, era determinata dalle difficili condizioni di vita, legate ai cicli produttivi della terra e dalle altre attività lavorative artigianali e pre-industriali. | 
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Cosa significa "dieta"
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Il corretto
significato di "dieta"
Spesso
si associa al termine “dieta” il significato dimagrante, ma non sempre ci
si riferisce ad un programma di dimagrimento. Il termine “dieta” deriva
dal greco “diaita” che significa “stile di vita”, modo di vivere. In
medicina il termine è stato utilizzato per indicare la ripartizione di
cibi e pasti. Da un punto di vista scientifico si intende un regime
alimentare equilibrato e vario che soddisfi i bisogni nutritivi e soddisfi
anche il piacere di mangiare. La
conoscenza di “come” e “perché” è necessario alimentarsi in un certo modo
può aiutarci a capire meglio il rapporto tra salute e alimentazione.
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...ecco 10 utili consigli
- Variare l'alimentazione
- Basare la dieta su una varietà di
alimenti ricchi di amidi
- Mangiare frutta e verdura in
abbondanza
- Mantenere il peso forma e fare
esercizio
- Mangiare con moderazione: ridurre il
consumo di alcuni alimenti (senza eliminarli)
- Consumare i pasti a orari regolari
- Bere molto
- Fare movimento
- Cominciare subito, ma procedere per
gradi
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Tre regole per una
alimentazione corretta
Per impostare un corretto regime alimentare occorre
tenere presente tre regole fondamentali:
Mangiare
con moderazione per non andare in soprappeso, ed evitare di
mangiare smodatamente solo alcuni alimenti perché ciò può causare
all’organismo stati carenziali.
Mangiare
con varietà significa mangiare di tutto, nell’arco della giornata
e delle settimana in modo tale da assicurare all’organismo tutte le
sostanze necessarie e impedire l’accumulo di quelle nocive ed
evitando così le carenze alimentari.
Mangiare
con equilibrio vuol dire alimentarsi evitando di ingerire troppe
calorie, che l’organismo trasformerebbe in accumulo di grasso.
Equilibrio vuol dire mantenere la giusta proporzione tra le fonti
alimentari. Diete squilibrate, come quelle che propongono l’abolizione dei
carboidrati sono nocive alla salute perché non forniscono all’organismo la
modulazione giusta di zuccheri e fibre. |
Ripartizione calorica nell'arco
della giornata.
Per impostare una corretta alimentazione occorre prestare
molta attenzione alla ripartizione calorica e dei nutrienti nell’arco
della giornata:
Colazione
E' una buona abitudine,
dopo una notte a digiuno, fare una prima colazione per
affrontare il lavoro ci aspetta durante la giornata.
Con la colazione bisogna
introdurre circa il 20% delle calorie totali giornaliere sotto forma di
carboidrati. necessarie per fornire energia di pronto utilizzo
e in piccola quantità proteine
Pranzo
Il pranzo deve fornire il
50% delle calorie totali giornaliere.
Evitare, o quanto meno
limitare il consumo di piatti troppo elaborati o ricchi di condimenti.
Cena
La cena deve fornire il 30%
circa delle calorie totali giornaliere: essa deve comprendere un secondo
piatto, contorno, del pane e della frutta.
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Il Pane
| Il Pane Il pane è il prodotto base dell’alimentazione ottenuto tramite la cottura di una miscela di farina di frumento o di altri cereali con acqua, lievito, sale ed eventualmente altri ingredienti.
 Gli sfarinati per la produzione del pane sono ottenuti dal grano, dalla segala, dall’orzo, dal mais,dal riso e dalla soia. Il lievito è un agente che provoca la fermentazione e un conseguente aumento di volume della pasta di pane; generalmente si utilizza il lievito di birra, insieme ad altri ingredienti come farina, zucchero, sale, grassi e un liquido, ma anche il lievito naturale, ossia un pezzo di pasta di pane della lavorazione precedente, lasciato lievitare a lungo. Il processo di fermentazione provocato dal lievito genera all’interno dell’impasto minuscole bolle di anidride carbonica, gonfiandolo e rendendolo leggero e poroso . Un pò di Storia
Il pane ha origini antichissime, le più antiche testimonianze sono state lasciate dagli egiziani, infatti è stata ritrovata una pagnotta in una tomba risalente a 3500 anni fa. La scoperta del lievito si deve agli Egiziani i quali notarono che, lasciando riposare la pasta per un po' di tempo, il pane diventava più leggero e voluminoso. Gli egiziani furono i primi ad adoperare forni per la cottura del pane. I Greci aggiunsero nuovi aromi e sapori nella lavorazione, riuscendo a produrre oltre 72 tipi di pane e di pasta; sono stati però i Romani a dare alla lavorazione del pane un valore artigianale con l'uso di farine bianche e più dolci. A Roma i forni pubblici nacquero nel 168 a.C. e ai tempi di Augusto se ne contavano circa 400. Da allora si fecero limitati progressi nella lavorazione del pane, fino a circa il 1630, quando fu introdotto l'uso del lievito per accelerare la fermentazione dell'impasto Tra i secoli XI e XII, il mulino si affermò nell'economia rurale. Furono i ricchi e le classi agiate, le cui preferenze andavano a favore del pane bianco, a consentirne la sua espansione. La qualità del pane consumato dai ricchi era differente da quella consumata dai contadini: questi dovevano mescolare il frumento con l'orzo, la segale e perfino l'avena, e il pane così prodotto era di misera qualità.
| La farina di frumento La parola farina deriva infatti dal termine romano far, che significa farro, un altro cereale che a quell'epoca era molto utilizzato per la produzione della farina. Attualmente il frumento è il cereale più coltivato nel mondo, grazie alla sua adattabilità a diverse condizioni ambientali e climatiche. Con la macinazione del frumento si produce la farina integrale (che contiene la crusca). Con un'ulteriore lavorazione (detta ‘abburattamento') si produce lo sfarinato, che è poi il prodotto che possiamo acquistare in negozio. Il livello di abburattamento definisce il tipo di sfarinato: si va dalla farina integrale (più scura, con più crusca), alla farina tipo 00 (più bianca, pressoché priva di crusca). La farina in cucina Anche oggi la farina è uno dei cardini della nostra alimentazione, specialmente nelle zone mediterranee, in cui pane, pasta e pizza occupano un posto di primo piano nella composizione delle diete. Nella produzione della farina vengono utilizzati frumento duro (Triticum durum, contiene più proteine vegetali, il 13%), destinato alla produzione della pasta, o frumento tenero (Triticum aestiveum, contiene meno proteine vegetali, il 12,3%), destinato alla produzione del pane e dei dolci. La farina di frumento contiene quantità significative di amido e proteine vegetali; queste proteine (gliadina, glutenina) sono diverse da quelle animali per l'assenza di aminoacidi essenziali (lisina, triptofano). Inoltre, le proteine vegetali del frumento a contatto con l'acqua formano il glutine, una sostanza colloidale che non viene tollerata da chi soffre di celiachia. Queste persone non hanno gli enzimi atti a scindere il glutine e devono di conseguenza consumare alimenti dietetici che ne siano privi. L'amido è la principale fonte di carboidrati dell'alimentazione umana; è un polisaccaride (carboidrato complesso) formato dall'unione di vari monosaccaridi (come il glucosio). L'organismo riduce l'amido nelle sue componenti più semplici (i monosaccaridi) mediante l'azione dell'amilasi, un enzima che trasforma l'amido in destrine. Le destrine sono poi trasformate in maltosio, da cui si ottiene il glucosio. Il glucosio è di importanza essenziale, perché è l'unico tipo di zucchero che circola nel sangue, fornendo l'energia necessaria al funzionamento dell'organismo. | | Durante tutti questi secoli, fino alla rivoluzione industriale, l'evoluzione della panificazione fu assai lenta. I cambiamenti più importanti si furono possibili grazie ai nuovi sistemi di macinazione, all'impiego di macchine per impastare e raffinare, ai forni a gas ed elettrici a cottura continua, a nuovi ingredienti capaci di conferire maggiore forza alle farine consentendo un maggior assorbimento d'acqua dell'impasto . | I valori nutrizionali del pane
Il pane è un alimento che costituisce un'ottima fonte di energia. Il principale costituente del pane è l'amido (da 40 a 60 g per 100 grammi) che appartiene alla famiglia dei carboidrati cioè dei glucidi. Il suo contenuto medio di acqua è del 30%. Le proteine del pane fresco, sono presenti per circa l'8%, la quantità di grassi nel pane normale, e cioè non condito, si aggira sull'1% scarso, quantità molto bassa e poco influente sull'apporto calorico totale.
Le proteine del pane sono di origine vegetale e quindi carenti di alcuni amminoacidi essenziali (lisina, triptofano) ma poiché abitualmente si consuma insieme ad alimenti ricchi di proteine animali (carne, pesce, formaggi, uova) tale carenza viene ampiamente compensata. | |
La pasta
| Il successo della pasta Con l’affermarsi del modello nutrizionale “Dieta Mediterranea”, la pasta sta conquistando nel mondo un numero di estimatori sempre crescente.
Il motivo del successo, va ricercato nelle caratteristiche dell’alimento, facile da produrre anche in casa, rapido da cucinare, gustoso,facimente digeribile, nutriente, poco costoso, e soprattutto divertente.
In cucina la pasta, ci consente di liberare tutta la nostra creatività, inventando ricette, che non mancheranno di stupire e soddisfare i palati più esigenti di amici e parenti.. | I valori nutrizionali della pasta La pasta ha un elevato valore energetico e un discreto contenuto in proteine (11-12%) . Dalla sua digeribilità derivano le sue proprietà nutrizionali (il suo contenuto in amido e' del 70-75%). Il valore calorico si aggira attorno alle 350 Kcal per 100 grammi. Il contenuto di grassi e' invece piuttosto modesto (meno dell'1%). La pasta contiene poche vitamine ed e' squilibrata nel contenuto di sali minerali, dove si registra una netta prevalenza di potassio. Tuttavia l'aggiunta di altri ingredienti (carne, pesce, legumi, verdure e sughi vari) ne modifica favorevolmente il valore nutrizionale.
| | Un pò di Storia
La pasta ha origini antichissime. Gli etruschi producevano una specie di lasagna di farro impastata in acqua. I romani cucinavano una schiacciata composta di acqua e farina senza lievito chiamata làgana (dal greco laganoz e dal latino làganum, italiano lasagne). Cicerone e Orazio ne erano ghiotti. La pasta nella forma che la intendiamo noi: maccheroni, spaghetti, trova la sua origine in Sicilia, precisamente a Trabia presso Palermo. Qui si fabbricava un particolare tipo di pasta, chiamata in arabo “itryah”. Ancor oggi a Palermo si conosco i vermicelli di Tria. Alla fine del settecento la pasta veniva chiamata genericamente “maccheroni” comprendendo con questo termine: lasagne, pasta trafilate, pasta ripiena e altro. Non fu quindi Marco Polo, al ritorno dei viaggi in Cina, a far conoscere la pasta in Occidente, perchè questa era già conosciuta da epoche più remote, così come non furono neanche i napoletani gli inventori. Il merito dei napoletani semmai, è di aver reso celebre a Napoli, in Italia e nel mondo la pasta trafilata lunga: i maccheroni, poi spaghetti. All’inizio dell’ottocento, nei vicoli di Napoli, sono ritratti viandanti intenti a consumare, davanti ai banchi dei maccheronai, pasta servita con formaggio e pepe, e mangiata senz’altro ausilio che le mani.
Il colpo di genio dovuto alla sapienza gastronomica dei napoletani è l’impiego della salsa di pomodoro sui maccheroni! | I primi centri di produzione della pasta. Dai
ricettari e da documenti storici di fine 500, si può dedurre l'esistenza in Italia di tre grandi centri per la produzione della pasta di semola: Palermo, Napoli, e la Liguria. Nel centro e nel Nord Italia erano diffuse le paste all’uovo, mentre tra i condimenti primeggiava il parmigiano . Curioso notare come le scarse conoscenze del tempo, sulla composizione degli alimenti siano state sopperite dal senso pratico, fornendo all'alimento, grazie all'aggiunta di uova, le proteine e gli amminoacidi che nel grano sono scarsamente presenti.  Nel 1800 le capitali per la produzione ed esportazione della pasta erano Napoli e Genova. Napoli si approvvigionava dei grani duri dalla Puglia, e di quelli russi (l’insuperabile Tangarog) Genova si approvvigionava di prodotti proveniente dalla Sicilia, dal Nord africa oltre che di grano russo Tangarog.
La popolarità della pasta e il suo vasto consumo favorivano la nascita dei primi stabilimenti per la produzione industriale. Le condizioni climatiche di Napoli e del suo entroterra, fornivano l’ambiente ideale per il processo di essiccamento, che costituiva la fase delicata per ottenere un prodotto di qualità.
Oggi che le moderne tecnologie permettono di standardizzare i processi produttivi e di sopperire artificialmente alle condizioni climatiche ideali, la produzione della Pasta si è diffusa in moltissimi Paesi.
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La storia della Pizza
| La nascita della Pizza e la scoperta della lievitazione La pizza, conosciuta da tempi antichissimi, ha 3000 anni di storia! Pane, pizze focacce sono nate e cresciute assieme alle radici della nostra civiltà. L'uomo scoprì che sminuzzando finemente il grano e altri cereali, otteneva la farina, che impastata ad acqua e schiacciata a forma di disco, poteva essere arrostita su pietre roventi. Era nata la pizza!
La vera rivoluzione si ebbe in Egitto, quando per caso fu scoperto il principio della lievitazione . Qualcuno notò che l'impasto del pane si gonfiava per poi guastarsi. Alcuni consideravano impura questo tipo di pasta e per questo veniva scartata. Gli ebrei ad esempio, rifiutavano il pane lievitato nei loro riti. Nella messa cattolica ancora oggi si usa l'ostia consacrata, non lievitata come il pane.
Il sistema di lievitazione dell'impasto si diffuse in tutto l' antico Egitto. Il pane, le focacce, le schiacciate, che si ottenevano da questo misterioso processo, una volta cotte, diventavano più gustose e digeribili . Bastava conservare un pò di quella pasta lievitata ed impastarla nuovamente con farina ed acqua per trasmettere al preparato questa magica proprietà | La pizza nel Rinascimento A Venezia, alcuni ricettari del 1500 testimoniano che la pizza era preparata in maniera diversa da come la conosciamo oggi. Per pizza si intendeva un impasto sottile a base di uova, burro, zucchero che veniva cotto nel forno, oppure fritto. La scoperta delle Americhe segna un' altra tappa nella storia di questa vivanda. In Europa vengono introdotti prodotti alimentari, come il mais, il pomodoro , la patata, fagioli, peperoni, zucchine. Presto il granturco si sostituisce alla coltivazione del frumento.
Le popolazioni del Nord si alimentano prevalentemente con farina di mais: la polenta. Il Sud continua a basare la propria alimentazione sulla schiacciata di farina di frumento arricchita con diversi ingredienti e condimenti.
L'olio di oliva un pò alla volta sostituisce il grasso animale come lo strutto, al nuovo condimento fu aggiunto il formaggio ed erbe aromatiche come l'origano e il basilico . Importato dal Perù, il pomodoro fu dapprima usato in cucina come salsa cotta con un po' di sale e basilico e solo più tardi , a qualcuno venne l'idea di metterlo sulla pizza. Inventando così senza volerlo la pizza. Da questo punto inizia l'era della pizza moderna.  | | La pizza in Grecia-Roma-Alto Medioevo Dall' Egitto alla Grecia e da qui a Roma il passo è breve. Nel mondo Greco si hanno numerose testimonianze del consumo della cosiddetta “maza”. Nel mondo latino e nella Roma antica si producevano versioni lievitate e non di questa focaccia: la “placenta” e l' “offa” , preparata con acqua e orzo, il cereale alla base della alimentazione dei popoli latini. La pizza, si presenta così come un alimento tipico delle culture che storicamente si sono affacciate sul bacino del Mediterraneo. E proprio dal centro del Mar Mediterraneo, a Napoli, essa avrà un successo e una diffusione, che oggi diremmo, globale Ma teniamo bene in mente una tappa importante per percorrere la storia di questo alimento. Dopo la caduta dell'impero romano i longobardi insediati in Italia meridionale avevano introdotto tra il Lazio e la Campania, l'allevamento della bufala, che fornirà in seguito il latte per la fabbricazione della mozzarella
Nel medio Evo la parola “pizza” è già di uso comune come testimoniano numerosi scritti. Nei secoli successivi si rinvengono svariate forme locali di questo termine indicanti variazioni culinarie sul tema, dal dolce al salato, e differenti metodi di cottura.  | La pizza tra 700 e 800 Ma è tra ‘700 e ‘800 la pizza si afferma come il piatto della cucina napoletana più preferito del popolo. La pizza confezionata in forni a legna, viene venduta per le strade da garzoni che portano la stufa in equilibrio sul capo attirando l'attenzione degli astanti con i caratteristici richiami. In questo periodo si afferma l'abitudine a gustare la pizza presso i forni oltre che per strada o in casa, segno del crescente favore incontrato da questa vivanda nell'alimentazione del popolo napoletano. La pizzeria come la intendiamo oggi nasce proprio in questo epoca! Gli elementi che la caratterizzano sono il forno a legna, il bancone di marmo , i ripiani dove sono in bella mostra gli ingredienti per le differenti varietà di pizza, i tavoli dove gli acquirenti la consumano. A Napoli qualcuno viene in mente di aggiungere la mozzarella alla pizza fatta di pomodoro, basilico e origano. A New York la pizza viene fatta come a Napoli, grazie agli emigranti napoletani che si portano dietro le proprie abitudini alimentari La Pizza Margherita Ma l 'incoronazione della pizza avviene durante la visita della Regina Margherita e del suo consorte Le cronache dei tempi riportano che un pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito e sua moglie, prepararono la famosa pizza con pomodoro e mozzarella in onore della regina Margherita, moglie di Umberto I re d'Italia. La Regina Margherita mostrò di gradire moltissimo questo tipo di pizza ed il pizzaiolo ebbe il permesso di chiamarla con il nome della Regina. Questo episodio ebbe un eco così vasto, che presto la pizza Margherita furoreggiò in tutta Italia per trionfare in seguito in tutto il mondo. | | | | | | | | | |
The Pasta
| The success of pasta Because of the success of the “Mediterranean diet” nutritional model, pasta is conquering a growing number of admirers worldwide.
The reason for this success is to be found in the characteristics of the food that is easy to make even at home, quick to cook, tasty, easily digestible, nourishing, cheap and above all fun
In the kitchen, pasta allows us to free our imagination and create recipes that will not fail to amaze and satisfy the most demanding palates of friends and relatives. | Energy in pasta Pasta is characterized by high energy and moderate protein content (11-12%). Its nutritional properties result from its digestibility (its starch content is 70-75%). Its calory contents is approximately 350 Kcal per 100 grams. On the other hand its fat content is quite low (less than 1%). Pasta contains few vitamins and is unbalanced as far as the mineral salt content is concerned since potassium is prevalent. In spite of this, the addition of different ingredients (meat, fish, legumes, vegetables and various sauces) changes its nutritional value favourably. | | A Bit of History
Pasta has very old origins. The Etruscans used to make a kind of lasagna with spelt mixed with water, The Romans used to make a “schiacciata” (flata bread) consisting of water, flour but no yeast called làgana (from the Greek laganoz and from the latin làganum, Italian lasagne). Cicero and Horatio loved it. Pasta as we know it (maccheroni, spaghetti, etc.) was born in Sicily and precisely in Trabia near Palermo. A particular type of pasta, called “itryah” in Arabic was made here. Vermicelli di Tria are well known in Palermo even today. At the end of the 18th century pasta was generally called “maccheroni” and the term included: lasagne, drawn pasta, filled pasta and so on. Therefore it was not Marco Polo, on his return from his travels to China, to make pasta known in the West since it was already known in times gone by, neither did Neapolitans invent it. Neapolitans deserve credit though for making long drawn pasta (maccheroni first, spaghetti later) famous in Naples, in Italy and woldwide. At the beginning of the 19th century wayfarers are portrayed eating pasta served with cheese and pepper (with their hands) in front of the sellers in the streets of Naples.
The stroke of genius due to the Neapolitans’ gastronomic knowledge is the use of tomato sauce on maccheroni!
| The First Pasta Production Centres. From recipe books and historical documents dating back to the end of the 16th century, it is possible to deduce that there where three main centres in Italy for making durum wheat pasta: Palermo, Naples and Liguria. Egg pasta was widespread in the North and centre of Italy while the main condiment was parmesan. It is curious to note how practical sense made up for the limited food knowledge of those times by adding eggs, that is the protein and amino acids that are rarely present in wheat.  In 1800 the capitals for the production and export of pasta were Naples and Genoa. Naples was supplied with durum wheat from Puglia and Russia (the unrivalled Tangarog wheat), Genoa was supplied from Sicily, North Africa and Russia (Tangarog again).
The popularity of pasta and its wide consumption promoted the birth of the first plants for industrial production. Climatic conditions in Naples and its hinterland were ideal for drying which was the delicate stage for a quality product.
Nowadays modern technology allows processes to be standardised and ideal climatic conditions are recreated artificially so much so that the production of Pasta has spread in many countries.
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